Fornace Cellenese pavimenti in cotto  fatto a mano

Storia della produzione del mattone in cotto

a cura della Dott.sa Laura Settimi

 

 

 


Laterizi - coppi

SISTEMI PRODUTTIVI

La produzione del laterizio è antichissima: le grandiose ziggurat in Mesopotamia risalgono al 4000 a. C., ma per circa un millennio i mattoni sono stati utilizzati allo stato "secco", senza subire nessun processo di cottura. Solo a partire dal 3000 a. C. comincia, presso le civiltà urbane del medio-oriente, il primo rudimentale sistema di cottura, quello in cumulo, in forni all'aperto, in cui i manufatti venivano posti a contatto diretto col combustibile incandescente.

Per le prime fornaci vere e proprie dobbiamo attendere le civiltà dei Greci e degli Etruschi dell'Età del Ferro: i forni diventano costruzioni fisse e, pur presentando forme e tipologie differenti, spesso mantengono la caratteristica funzionale di prevedere una camera del fuoco distinta da quella in cui viene accatastato il materiale da cuocere, anche se la cottura in cumulo è testimoniata fino all'età moderna . Nell'antica Grecia tuttavia la produzione principale era destinata alle coperture, tegole e coprigiunti per il colmo dei tetti, documentati sin dall'età arcaica; l'impiego di mattoni si attesta solo a partire dall'età ellenistica.
Così pure presso i Romani, per l'età repubblicana, la produzione dei laterizi si limita ad elementi funzionali o decorativi per le coperture, tanto che Vitruvio dedica un intero capitolo del suo De Architetura (II, 8) alle strutture in argilla, ma limitatamente alle tegole.

Solo dopo Ottaviano Augusto, morto nel 14 d.C., si sviluppa una manifattura laterizia su larga scala, indirizzata alla costruzione di grandiose opere portanti in tutte le regioni dell'Impero. Realizzati con argilla alluvionale, porosi e privi di rivestimento, i mattoni romani erano cotti in ottime fornaci ben distinte da quelle per la produzione di vasi , spesso contrassegnati dai "bolli", veri marchi di fabbrica con i quali spesso si può risalire all'epoca e all'area di provenienza. I Romani produssero mattoni d'ogni tipo e misura, ma prevalgono quelli quadrati basati sulla misura del "piede" (cm 29,6) e sui suoi multipli e sottomultipli. L'utilizzo dei laterizi in età imperiale si estende anche ad altre parti degli edifici, come le pavimentazioni e le tubature. L'uso di imprimere iscrizioni prima della cottura è attestato dal I secolo a. C. al IV secolo d C. C. Lo studio di migliaia di "bolli" noti costituisce una risorsa preziosa per capire l'organizzazione della produzione, che era basata sulle figlinae, ovvero delle officine gestite da officinatores, imprenditori per lo più di condizione libera, e da domini, che erano i proprietari delle cave di argilla e forse anche degli impianti di produzione.

Storicamente la produzione dei laterizi subisce un vistoso tracollo nei secoli dell'Altomedioevo: alle manifatture in impianti stabili e permanenti, generalmente regolamentate dalle autorità pubbliche, si sostituiscono rare produzioni occasionali. Seguì una lunga stagione in cui i materiali utilizzati nell'edilizia erano massimamente reimpiegati. Alcune fornaci potevano raggiungere un alto livello di organizzazione e di produzione quando erano collegate alle straordinarie opere di bonifica, anche culturale, che attuarono i cantieri monastici.

A partire dalla prima metà del XII secolo si registra, in diverse zone dell'Europa, la ripresa di sistematiche produzioni di laterizi. I mattoni medievali non si differenziano da quelli romani in quanto a caratteri tecnologici, salvo l'assenza dei bolli, ma importanti differenze riguardano le dimensioni: si abbandona il modulo quadrato, per assumere definitivamente quello rettangolare, tale da consentire l'uso di una sola mano nella posa in opera. Le nuove dimensioni sembrano ancora legate alle antiche misure classiche: cm 30 x 15 x 7,5 circa (un piede x mezzo piede x un quarto di piede) e presentano una corrispondenza abbastanza puntuale in aree molto lontane tra loro. Anche questa uniformità è da collegarsi all'opera normativa dei cantieri monastici. Le autorità pubbliche tornano ad esercitare severi controlli sulle misure dei mattoni e non è inusuale, nel Bassomedioevo, trovare dei modelli in pietra, apposti sui muri dei pubblici palazzi, che rappresentavano, in scala reale, le sagome e le misure che dovevano avere le casseformi per la foggiatura dei laterizi messi in commercio. La produzione, da questo momento in poi, non subisce grandi variazioni, conoscendo la stagione rinascimentale una grande diffusione dei materiali in cotto: vengono introdotti nuovi motivi ornamentali e si diffondono, anche nell'edilizia privata, le mattonelle rivestite da coperte vetrose o smaltate, già ampiamente utilizzate negli edifici religiosi dei secoli precedenti.

I sistemi produttivi rimasero comunque invariati fino al XIX secolo, prevedendo un processo di formatura totalmente manuale, l'essiccazione dei manufatti alla naturale esposizione di sole e aria, la cottura in semplici forni, unico combustibile utilizzato, la legna.

La Fornace di Pietro Facchini
zona artigianale Monte delle Zitelle
01020 Celleno - Viterbo
cell. 347 4803327 - e-mail: lafornace.celleno@libero.it